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Dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri si riporta la new su:"Per garantire il successo dei programmi di risanamento dell'economia e per stimolare la crescita e la competitività, il Governo - consapevole dell'importanza del contenimento dei costi degli apparati burocratici - ha avviato, sin dal suo insediamento con il decreto legge Salva Italia, la revisione della spesa pubblica. Si può affermare che non c'è provvedimento emanato dal governo in carica che non abbia al proprio interno norme sulla riduzione della spesa pubblica. Il processo di revisione della spesa - che viene comunemente denominato, sulla base di analoghe esperienze internazionali, "spending review"- è infatti uno dei pilastri dell'attività del Governo.
Attraverso l'utilizzo di una metodologia sistematica si tende a migliorare il processo di decisione e di allocazione delle risorse e la performance delle amministrazioni pubbliche in termini di economicità, qualità ed efficienza dei servizi offerti ai cittadini. Con tale metodologia si sostituisce la logica dei 'tagli lineari' e il criterio della "spesa storica" con un sistema razionale di valutazione e programmazione che ottimizzi il mix di risorse umane e materiali a disposizione delle pubbliche amministrazioni. La riduzione della spesa non mira a modificare la quantità di servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni quanto a colpire gli eccessi e gli sprechi.
Riformare la spesa pubblica non è una missione impossibile considerato che nella gestione della spesa pubblica ci sono ampi margini di risparmi e razionalizzazione. Ci sono sprechi nella produzione dei servizi quando ''una macchina costosa e ad alto potenziale viene sistematicamente sottoutilizzata'' o quando ''si acquistano fattori produttivi pagando prezzi superiori al mercato''.
A cosa serve la spending review:
- eliminare sprechi e inefficienze,
- garantire il controllo dei conti pubblici,
- liberare risorse da utilizzare per interventi di sviluppo,
- ridare efficienza al settore pubblico allo scopo di concentrare l'azione su chi ne ha bisogno.
Ma - prima di operare - è indispensabile conoscere lo stato dei fatti, numeri e dati concreti.
Dal Rapporto, elaborato dal ministro Giarda quando era a capo della commissione sulla spesa pubblica del ministero dell'economia e delle finanze, emerge che "l'analisi macroeconomica sull'evoluzione della spesa pubblica negli ultimi sessanta anni, dal 1951 al 2010 ha evidenziato che l'esborso per pensioni e' passato dal 9,4% sul totale della spesa pubblica, al 30,2% ma, allo stesso tempo, e' diminuito quello per assistenza e trasferimenti alle famiglie (dal 12,2% all'8,8%). In calo anche i contributi alla produzione, dal 3,6% all'1,9% con un picco al 6,4% nel 1980. In questo periodo cio' che e' andato costantemente diminuendo e' la spesa per investimenti, dal 15,4% al 6,8%. La spesa complessiva per consumi collettivi dal 1980 ad oggi e' rimasta sostanzialmente invariata (circa il 41%) ma al suo interno e' cresciuta quella per la sanita', dal 29,7% al 33,8%, e si e' ristretta la spesa per istruzione, dal 25,7% al 20%."

 
 
 
Valentini Alessio.