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Quesito della Settimana

 
 
 

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Emergenza Covid 19: che fare con le richieste di cambio di residenza?

 
 
 

DOMANDA:

 

Chiediamo come comportarci con le richieste di cambio di residenza, ovvero se previa adozione delle opportune cautele di tipo sanitario e in attuazione dei provvedimenti restrittivi posti in essere dai "superiori" (prenotazione telefonica o telematica), in assenza di direttive da parte del Ministero della Funzione Pubblica, il divieto generale, in vigore, di spostarsi in tutta Italia (tranne per comprovati motivi di lavoro e per gli altri specificati nell'ultimo DPCM 11.03.2020), comporti un rifiuto da parte dell'ufficiale d'anagrafe di accettare le richieste in questione e se, a fronte dell'insistenza del richiedente, si possa o si debba, come deterrente e anche come misura concreta, fare presente che il divieto di spostarsi è sanzionato penalmente con ammenda e quindi denunciabile all'autorità giudiziaria.










 
 
 

RISPOSTA: (a cura di Romano Minardi)

 

La prima e prioritaria questione posta nel quesito riguarda il diritto all'iscrizione/mutazione anagrafica delle persone che dichiarano di avere trasferito la propria residenza/dimora abituale nel comune.

È vero che l'emergenza sanitaria determinata dal "Covid19" ha comportato l'adozione di misure restrittive alla libertà di circolazione, ma è altrettanto vero che le restrizioni sono state chiaramente individuate e circoscritte a determinate ipotesi e, in generale, per ragioni non urgenti o ritenute non strettamente necessarie.

Per quanto riguarda l'attività dell'ufficiale d'anagrafe, al momento, non risultano disposizioni che prevedano la chiusura degli uffici e dell'attività propria degli stessi; pertanto, fino a quando il servizio anagrafe non dovesse essere sospeso o ridotto, l'ufficiale d'anagrafe, pur con evidenti difficoltà e applicando anche misure di sospensione dei termini (se previste dalla legge o dalle disposizioni dettate dall'eccezionalità della situazione) è obbligato a garantire la funzionalità del servizio e la corretta applicazione delle norme vigenti.

Per quanto riguarda le modalità di gestione del procedimento di iscrizione/mutazione anagrafica, nulla vieta (anzi, si ritiene consigliabile) di adottare tutte le misure di cautela e protezione che il nostro sistema giuridico e di semplificazione già prevede ampiamente; tutela e protezione che dovrà essere applicata per la sicurezza degli utenti e dei dipendenti comunali, in prima linea, come sempre e in qualsiasi condizione, al servizio dei cittadini.

Pertanto, il comune potrà legittimamente disporre che le istanze/dichiarazioni di trasferimento della residenza siano presentate solo tramite mail o fax, oppure anche previo appuntamento, evitando qualsiasi contatto con l'utenza che non sia stato programmato e, quindi, in grado di svolgersi con la predisposizione di tutte le misure di protezione precostituite in maniera efficace.

I controlli e gli accertamenti da eseguirsi da parte della Polizia municipale restano obbligatori; tuttavia, anche in questo caso, il personale addetto dovrà essere dotato di misure di protezione idonee (es. le mascherine protettive). Si fa presente che gli accertamenti sulla residenza delle persone possono essere utilmente effettuati anche restando a debita distanza (anche molto più di un metro) dalle persone che si vanno a controllare.

Inoltre, si rammenta che gli accertamenti possono essere effettuati in un lungo arco temporale, e cioè 45 giorni, che potranno essere allungati di ulteriori 30 giorni (tramite provvedimento di sospensione ex art. 2 della legge n. 241/90, anche in analogia con quanto disposto dall'art. 9 del D.L. 2 marzo 2020, n. 9), più altri 45 giorni, utilizzando lo strumento del preavviso di annullamento ai sensi dell'art. 10-bis della legge n. 241/90. Complessivamente, il termine per gli accertamenti, per tutto il periodo emergenziale, può arrivare anche a circa quattro mesi, e senza rischiare di provocare alcun danno agli interessati che, nel frattempo, restano iscritti a seguito del provvedimento positivo adottato dall'ufficiale d'anagrafe entro due giorni dalla domanda.

Infine, per quanto riguarda le limitazioni e i divieti di spostamento nell'ambito del territorio nazionale e anche all'interno dello stesso comune, si osserva quanto segue:

● Le disposizioni limitative della libertà di spostamento, fino ad ora impartite, non incidono sugli obblighi di legge, ma solamente sulle iniziative personali non vincolate da norme vigenti; tanto è vero che rimane legittimo e consentito spostarsi per motivi di lavoro, per il rispetto di scadenze fiscali (salvo proroga espressa), ecc..

● La domanda di iscrizione/mutazione anagrafica non può far presupporre che il richiedente si sia spostato nel periodo da fine febbraio ad oggi e cioè nel periodo di limitazione degli spostamenti. Anzi, l'esperienza ci insegna che spesso le persone che rendono la dichiarazione anagrafica di trasferimento della residenza, in realtà, abitano già da tempo nell'immobile in cui chiedono di essere registrati.

● Le sanzioni applicabili a chi viola i divieti di circolazione o di spostamento sono comminate dal personale di Polizia competente in materia; gli ufficiali d'anagrafe non hanno e non possono arrogarsi tale potere.

● L'obbligo di segnalazione o denuncia che incombe, per legge, su tutti i pubblici ufficiali, se non espressamente previsto da norme speciali, riguarda effettivamente il caso in cui il pubblico ufficiale venga a conoscenza di un reato perseguibile d'ufficio (Art. 331. c.p.p.). Ora, come detto, la sola circostanza della presentazione della domanda di iscrizione anagrafica presuppone il trasferimento e lo spostamento del richiedente, ma non è sufficiente a far presupporre che sia stato commesso il reato, per almeno due motivazioni:

a) l'ufficiale d'anagrafe non è in grado di escludere che l'interessato si sia spostato prima dell'entrata in vigore del divieto;

b) l'interessato potrebbe essersi spostato legittimamente, anche in periodo emergenziale, ma rispettando l'obbligo di dotarsi di autodichiarazione e avendo un valido motivo di spostamento rappresentato dalla necessità di recarsi nella propria abitazione di residenza che, si ricorda, è tale anche a prima della registrazione anagrafica della stessa (art. 43 cod. civ.).



 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

Questo quesito è stato liberamente tratto da uno dei quesiti a cui gli Esperti ANUSCA rispondono on line a tutti gli associati.
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