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Quesito della Settimana

 
 

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Cambio di residenza del minore: serve autorizzazione dell'altro genitore?

 
 
 

DOMANDA:

 

In data 25 agosto 2021 la Sig.ra X si presenta allo sportello per depositare la richiesta di iscrizione in anagrafe con provenienza dal Comune di P., unitamente alla figlia minore anch'essa residente nel comune di P.. In sede di richiesta di iscrizione questo Ufficio non ha ritenuto opportuno richiedere l'assenso da parte del padre della minore all'iscrizione anagrafica ma ha provveduto, in data 27 agosto 2021, a notificare, brevi mani, al padre della minore la comunicazione di avvio del procedimento, in quanto lo stesso si era recato presso l'Ufficio a chiedere accesso agli atti avendo avuto notizia di tale trasferimento di residenza. Si specifica che al fine di predisporre la comunicazione di avvio del procedimento al padre questo Ufficio si è avvalso dell'ANPR verificando che lo stesso padre risulta attualmente residente in altro Comune della Provincia (pertanto i genitori avevano già residenze differenti). In data 3 settembre 2021 il padre della minore deposita al protocollo formale diniego al trasferimento di residenza invitando questo ufficio a non provvedere alla definizione del procedimento di iscrizione anagrafica. L'accertamento della Polizia Municipale, tra l'altro già eseguito, ha dato esito positivo, pertanto questo ufficio anche in assenza di accordo tra i genitori (naturali) è legittimato a dare seguito alla comunicazione di conclusione positiva del procedimento di mutazione anagrafica e in caso positivo in quali termini questo ufficio potrebbe rispondere alla nota di dissenso depositata al protocollo dal padre?

 
 
 

RISPOSTA: (a cura di Gianluigi Berardi)

 

Si condivide "in toto" l'orientamento ed il comportamento assunto dall'ufficiale di anagrafe che è sicuramente legittimato a dare seguito alla comunicazione di conclusione positiva del procedimento di mutazione anagrafica. In proposito si esprimono le seguenti considerazioni che possono - qualora condivise - formare oggetto di risposta alla nota di dissenso del padre al cambio di residenza della figlia minore. La registrazione anagrafica di cambio di residenza (più correttamente mutazione anagrafica a seguito dell'avvento di ANPR) discende da un preciso obbligo di legge al quale l'ufficiale di anagrafe deve obbligatoriamente adempiere entro due giorni dalla presentazione dell'istanza (articolo 18 del d.P.R 30 maggio 1989, n. 223). A seguito della registrazione anagrafica, l'ufficiale d'anagrafe, entro quarantacinque giorni dalla ricezione della dichiarazione resa, accerta l'effettiva sussistenza dei requisiti previsti dalla legislazione vigente per la registrazione. Se entro tale termine detti accertamenti danno esito positivo, quanto dichiarato si considera conforme alla situazione di fatto in essere. Al contrario, qualora a seguito degli accertamenti anzidetti non venga accertata la sussistenza dei requisiti previsti dall'ordinamento anagrafico, l'ufficiale d'anagrafe provvede al ripristino della posizione anagrafica precedente, mediante annullamento della registrazione (articolo 18 bis del d.P.R 30 maggio 1989, n. 223). In merito all'asserito obbligo in capo all'ufficiale di anagrafe di acquisire, nei casi di cambio di residenza di minore, il consenso/autorizzazione dell'altro genitore, ovvero di non procedere in caso di diniego da parte dell'altro genitore, è necessario chiarire un assunto fondamentale: la residenza anagrafica del minore non è una scelta discrezionale dei genitori, neppure se essi sono perfettamente d'accordo. Il compito dell'ufficiale d'anagrafe - chiarissimamente indicato all'articolo 4 della Legge 24 dicembre 1954, n. 1228 - è e resta la regolare tenuta dell'anagrafe, e ciò vale per tutti i cittadini, minori inclusi. Per questo motivo, a maggior ragione relativamente ai minori, al fine di registrare in modo corretto la residenza nel luogo di dimora abituale i titolari della responsabilità genitoriale hanno, prima di tutto, il dovere di rendere le dichiarazioni anagrafiche dei minori. Le quali, per la loro stessa natura, non sono istanze di "volontà", ma sono appunto dichiarazioni di verità fattuale, la cui mancata corrispondenza alla realtà fa scattare le responsabilità previste dagli articoli 75 e 76 del d.P.R 28 dicembre 2000, n. 445. L'ISTAT (organo cui è affidata, congiuntamente al Ministero dell'Interno, l'attività di vigilanza anagrafica, ai sensi dell'articolo 12 della Legge 24 dicembre 1954, n. 1228 e dell'articolo 54 del d.P.R 30 maggio 1989, n. 223) ha stabilito in modo chiarissimo (ISTAT Metodi e Norme serie B n. 29/1992 in commento al regolamento anagrafico) che la disposizione per cui "ciascun componente della famiglia è responsabile per sé e per le persone sulle quali esercita la potestà o la tutela delle dichiarazioni anagrafiche" (articolo 6 del d.P.R 30 maggio 1989, n. 223) "deve essere interpretata nel senso che tale obbligo grava normalmente su chi la esercita".

In altri termini, ogni persona titolare della responsabilità genitoriale può e anzi deve esercitarla quando il minore ha trasferito la propria dimora abituale. A rimarcare come la dichiarazione anagrafica sia una dichiarazione di uno stato di fatto vi è la circostanza che l'ufficiale di anagrafe può anche prescindere dall'intervento nel procedimento dei genitori del minore. Sempre l'ISTAT, a riguardo, afferma: "giova, comunque, far presente che il contenuto dell'art. 2 della legge deve essere interpretato alla stregua del principio al quale è informato il nostro sistema anagrafico che impone appunto l'iscrizione delle persone nell'anagrafe del Comune ove esse effettivamente sono residenti: pertanto, qualora il minore si trasferisca di fatto in un Comune diverso da quello di residenza della persona che esercita la potestà o la tutela, la dichiarazione anagrafica dovrà essere fatta da un componente della famiglia presso la quale il minore va a convivere e l'iscrizione del minore può essere eseguita anche senza il consenso di colui che esercita la potestà o la tutela". Dal punto di vista pratico, ciò significa che non è necessario che chi rende la dichiarazione esibisca alcun atto di assenso, autorizzazione o conoscenza dell'altro genitore, né che il genitore che non rende la dichiarazione possa ostacolare il procedimento anagrafico con un suo diniego: richiedere l'assenso dell'altro genitore non soltanto ostacola la regolare tenuta dell'anagrafe (perché il genitore che ne è sprovvisto non potrebbe rendere la dichiarazione), ma configura un vero e proprio ingiustificato aggravio del procedimento.

Qualora la dichiarazione sia resa da uno solo dei genitori - come è avvenuto nel caso in questione - l'altro genitore è destinatario della comunicazione di avvio del procedimento di cui agli articoli 7 e 8 della Legge 7 agosto 1990, n. 241. In tale ipotesi il trasferimento della dimora abituale del minore fa scattare senz'altro un possibile contro-interesse del genitore che non rende la dichiarazione. La posizione "legale" di co-interessato non significa, però, che tale soggetto debba fornire un qualsivoglia atto di assenso/autorizzazione (né l'ufficiale di anagrafe è tenuto ad assecondare un eventuale diniego da parte dell'altro genitore), ma dovrà comunque essere messo nelle condizioni, sia di conoscere la nuova residenza anagrafica del minore, sia di esercitare appieno la sua responsabilità genitoriale. Ciò in riferimento all'articolo 316 del codice civile, per cui "entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che è esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore".

Va evidenziato, tuttavia - ed è questo il punto fondamentale spesso citato nelle contestazioni all'ufficiale d'anagrafe - che tale disposizione civilistica ha effetto tra le parti (cioè tra i genitori, come la disposizione che impone ai coniugi la residenza comune) ma non ha alcun effetto automatico sull'anagrafe, in quanto in tale sede la residenza del minore deve sempre corrispondere alla situazione di fatto e, conseguentemente, la dichiarazione può tranquillamente essere resa anche da un solo genitore, che ha infatti il dovere di renderla indipendentemente dalla disponibilità o dalla volontà dell'altro.

 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

Questo quesito è stato liberamente tratto da uno dei quesiti a cui gli Esperti ANUSCA rispondono on line a tutti gli associati. Nel caso in cui gli utenti ravvisassero degli errori o delle imprecisioni, sono pregati di comunicarlo via mail a: coordinamentoquesitionline@anusca.it