A. N. U. S. C. A.

Associazione Nazionale

degli Ufficiali di Stato Civile e d'Anagrafe

 

PROPOSTE DI SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE ELETTORALI

 

Riprenderò qui, sinteticamente, alcune proposte di semplificazione delle procedure elettorali che abbiamo già presentato più volte, anche nel corso dei precedenti Convegni Nazionali, e che ritengo siano ancora sostanzialmente valide, sia alla luce di ciò che abbiamo potuto (e dovuto) verificare, in particolare in questi ultimi due anni, sia in riferimento a quanto ha esposto oggi nella sua relazione il dott. Orano.

    

Voglio da subito, anche in questa occasione, ringraziarlo di cuore, a nome di tutti i colleghi, per il contributo che ha dato al nostro Convegno, per la considerazione dimostrata nei confronti degli operatori e del loro impegno e per l’attenzione che il Ministero dell'Interno continua a riservare all’attività dell’ANUSCA.

 

Avevamo a suo tempo sostenuto che l'istituzione della figura dell’Ufficiale elettorale e l’introduzione della Tessera elettorale rendevano necessario ed urgente un intervento organico e radicale sulle norme in materia di elettorato attivo e di tenuta e revisione delle liste elettorali.

 

In più, sono subentrate la legge n. 459/2001, che ha introdotto la possibilità, per i cittadini residenti all'estero, di votare per corrispondenza, e la legge n. 104/2002, che reca nuove disposizioni sul censimento dei cittadini italiani residenti all’estero e modifica sostanzialmente la legge n. 470/1988 .

 

Si deve fin d’ora essere consapevoli del fatto che l’entrata in vigore del regolamento di attuazione della legge 459 costituirà un impegnativo banco di prova per tutta la struttura coinvolta, dal Ministero dell’Interno, al Ministero degli Esteri, ai Consolati, ai Comuni.

 

Un passaggio fondamentale è quello che dovrà portare alla trasformazione dell’AIRE in una banca-dati solida, contenente dati attendibili e che possano essere aggiornati in tempo quasi reale: il nuovo software per la gestione dell’AIRE, predisposto dal Ministero dell’Interno con la partecipazione dell’ANUSCA e in corso di distribuzione a tutti i Comuni ci fornisce il primo strumento per questa trasformazione.

 

Per i riflessi sul servizio elettorale basta pensare, ad esempio, a cosa ha significato per noi lavorare sugli elenchi “MIN” e “MAE”: sarà un grande momento, quando potremo - finalmente - ripensare a questi elenchi come a qualcosa che ha fatto parte di un passato ormai lontano e superato.

 

Sulle nuove modalità per la gestione informatica dell'AIRE aspetto quindi con grande interesse, come penso tutti voi, le informazioni e le indicazioni che ci verranno dagli interventi della dott.ssa Tonelli e del dott. Loreto, previsti per questa mattina.  

 

Ci stiamo ora occupando dell'Ufficiale elettorale, della Tessera, del voto per corrispondenza: ebbene, ritengo che tutte queste novità non siano traducibili in termini operativi attraverso circolari che aggiornino le istruzioni impartite con la Circolare del Ministero dell'Interno n. 2600/L del 1° febbraio 1986, ma che occorra invece modificare il Testo Unico n. 223 del 1967, o piuttosto riscriverlo integralmente.

 

È infatti ormai dimostrato che le modifiche normative introdotte in modo episodico, parziale e non coordinato, generano spesso, al di là delle buone intenzioni del legislatore, effetti non positivi, tra i quali, spesso, difformità di comportamento da comune a comune (non posso non sottolineare che se c’è un campo nel quale l'uniformità delle interpretazioni e la certezza delle procedure da seguire dovrebbero essere sempre garantite, è proprio l’insieme delle materie di competenza dei Servizi Demografici, dallo Stato Civile all’Anagrafe, all’Elettorale).

 

Per restare all’interno dei limiti che mi sono concessi, richiamo molto sinteticamente quelli che considero i punti essenziali per una riforma che sia veramente tale:

 

 L’ANUSCA si è battuta per anni, con convinzione, per il superamento delle Commissioni elettorali comunali e per l'istituzione della figura dell’Ufficiale elettorale, come primo fondamentale passo per lo snellimento delle procedure e perché potessero finalmente emergere professionalità che, pur presenti nei nostri Uffici, non erano riconosciute né, tanto meno, valorizzate.

 

Negli oltre 7.000 Comuni minori, dove le Commissioni sono state finalmente soppresse, gli Ufficiali elettorali hanno ormai compiuto un ciclo pressoché completo di operazioni, dalle revisioni dinamiche di gennaio e luglio, alle revisioni straordinarie per le amministrative di maggio, alla prima revisione semestrale.

 

Dopo questo collaudo, credo che la validità delle nostre proposte sia stata confermata appieno; le valutazioni positive che qui ha espresso il dott. Orano ci confortano in questo senso e sono per noi motivo di grande soddisfazione; voglio però sottolineare il fatto che non ci si deve stupire se gli Ufficiali elettorali hanno garantito ovunque la regolarità degli adempimenti: si tratta infatti degli stessi colleghi che in tutti questi anni hanno svolto, pur nell'ombra, questo stesso lavoro.

 

Insistiamo quindi, se possibile con ancora più forza, perché questa riforma venga completata con la soppressione delle Commissioni elettorali comunali anche nei Comuni maggiori, dove il loro permanere costituisce un inutile, ingiustificato e costoso appesantimento burocratico.

 

Io sono disposto a credere che esistano valide ragioni per la loro sopravvivenza, ma vorrei proprio che qualcuno me le esponesse e me ne convincesse.

 

Un solo esempio penso possa aiutare chi abbia ancora dubbi in proposito: per l’elezione suppletiva indetta per ottobre in un Collegio uninominale della Regione Toscana, le circolari degli Uffici Territoriali del Governo sono pervenute in molti Comuni delle altre Regioni il giorno precedente o il giorno stesso in cui doveva essere effettuata la prima tornata della revisione straordinaria: nei Comuni minori l’Ufficiale elettorale in pochi minuti ha risolto il problema, compilando e sottoscrivendo un normalissimo verbale;

quanto ai Comuni maggiori, pur senza generalizzare, temo che avremmo molte sorprese se chiedessimo ai colleghi coinvolti di dire sinceramente se le Commissioni elettorali comunali sono state effettivamente e regolarmente convocate e se le sedute si sono effettivamente e regolarmente tenute.

 

Voglio precisare di non aver usato a caso il termine “coinvolti”: cosa si deve pensare di un verbale in cui vengono dichiarati presenti Consiglieri comunali che in quel momento erano da tutt’altra parte e che lo sottoscriveranno non si sa quando? E dei gettoni di presenza corrisposti per riunioni che non si sono tenute?

Sottopongo questi punti alla vostra riflessione.

 

Per inciso, a proposito dei criteri per l’attribuzione della delega delle funzioni di Ufficiale elettorale, voglio ricordare qui l’impegno profuso dall’ANUSCA perché la delega venisse conferita dai Sindaci a chi l’avrebbe poi effettivamente esercitata, riconoscendo così le professionalità e le competenze esistenti, al di là della qualifica di inquadramento: cito soltanto, oltre alle nostre ripetute prese di posizione pubbliche in tal senso, la lettera inviata dal Presidente Gullini, a nome dell’Associazione, agli oltre 7.000 Sindaci interessati ed a tutti i Prefetti.

 

I nostri interventi hanno avuto certamente un effetto positivo in moltissimi casi; si dovrà ora operare per il superamento delle situazioni (per fortuna, a quanto ci ha riferito il dott. Orano, limitate) nelle quali questo principio non è stato rispettato: l’ANUSCA, per quanto le compete, farà certamente la sua parte, proponendo ai Sindaci .

 

Questa riforma deve però essere al più presto completata, con la soppressione definitiva delle Commissioni elettorali anche nei Comuni maggiori: se c’è la volontà politica di farlo, è sufficiente abrogare il punto della legge istitutiva in cui si dice che in questi Comuni “…l’Ufficiale elettorale è la Commissione elettorale comunale.” (rammento che questa aggiunta fu introdotta nel testo iniziale con un emendamento, approvato peraltro, a quanto mi risulta, da tutte le forze politiche).

 

Abbiamo più volte sottolineato il fatto che le Commissioni, oltre ad essere del tutto inutili, comportano per i Comuni pesanti oneri, che in tempi come questi, di drastiche riduzioni delle disponibilità finanziarie, appaiono ancor più ingiustificati (per fare un altro esempio, in un Comune la cui CEC è costituita da 6 membri, oltre al Presidente, il costo per ogni seduta può essere intorno a 350 € per i soli gettoni di presenza, vale a dire 10.000 o 12.000 € all'anno, a seconda del numero delle consultazioni, oltre al costo di tutta l'attività amministrativa connessa).

 

Quello su cui però voglio insistere (e su cui insisterò fino a che qualcuno non mi avrà convinto che le CEC sono utili e necessarie), è però un altro aspetto, che cerco di mettere in evidenza ogni volta che se ne presenta l’occasione, anche se so di ripetermi e di abusare della pazienza di chi mi ascolta:

il permanere della differenziazione tra i Comuni dove sono sopravvissute le Commissioni e quelli dove invece opera l’Ufficiale elettorale vanifica ogni ipotesi di un intervento serio e risolutivo sugli attuali meccanismi per la revisione delle liste elettorali e su tutto il sistema delle comunicazioni elettorali dei Comuni tra loro e con i cittadini.

 

Continuo tuttavia a sperare che questa situazione assurda venga presto superata e riprendo schematicamente alcune proposte, già più volte e in più sedi illustrate e sostenute, per una “riforma possibile":

- per le procedure ed i tempi degli aggiornamenti del “corpo elettorale" si può ipotizzare il mantenimento, in linea generale, dell'attuale sistema delle revisioni, con registrazione sistematica e verbalizzazione delle operazioni compiute, eseguite contestualmente dagli Ufficiali elettorali in tutti i Comuni, con periodicità definita, ma con una frequenza per le revisioni dinamiche maggiore di quanto non sia oggi (ad esempio trimestrale od anche mensile);

è tuttavia evidente che se si vuole che il “corpo elettorale” venga aggiornato con operazioni più frequenti, più semplici e meno onerose di quanto non avvenga ora, non si può pensare che a questo risultato si arrivi in una situazione nella quale gli interlocutori non sono dello stesso livello, vale a dire Commissioni elettorali comunali da una parte ed Ufficiali elettorali dall’altra;

- per l’iscrizione di coloro che compiranno il 18° anno di età le procedure possono essere semplificate ed i tempi dell’istruttoria drasticamente ridotti, visto che l'informatizzazione dei Casellari giudiziali e di gran parte degli Uffici dello Stato Civile permette oggi di acquisire la certificazione necessaria praticamente a vista;

- quanto alle operazioni da effettuare con la revisione semestrale, lascerei soltanto l’iscrizione dei giovani e la revisione del territorio, portando in revisione dinamica la cancellazione degli irreperibili, così come aveva molto opportunamente previsto il Decreto 111/2000.

 

Gli interventi più rilevanti debbono però riguardare le operazioni da compiere nel corso delle revisioni dinamiche: intanto, un obiettivo che insisto nel considerare fondamentale, sia in termini di semplificazione che di economia, è l’eliminazione delle notifiche di cancellazione e di iscrizione per coloro che hanno trasferito la residenza da un Comune all'altro.

 

Nella sua relazione il Presidente Gullini ha illustrato le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, ed in particolare da Postecom, per le comunicazioni tra Amministrazioni e con i cittadini: sarà ovviamente necessaria un’analisi approfondita, ma già da una prima lettura mi sentirei di affermare che se ci si avvia, come ben spero, verso “uno scambio telematico sicuro tra Comuni per le informazioni che riguardano i cittadini”, con uno strumento come quello offerto da Postecom, il problema delle comunicazioni elettorali tra Comuni sarà risolto alla radice (e non penso solo ai modelli 3-4/D e 5/D, ma anche alle assicurazioni di cancellazione che devono essere inviate in occasione delle consultazioni, con il costo rappresentato dalle comunicazioni telegrafiche).

 

Osservo però che l’introduzione della Tessera elettorale ha già oggi reso sostanzialmente inutili i modelli 3-4 e 5/D, pur con la distinzione che esiste tra la “notifica” dei modelli e la “consegna” della tessera  (teoricamente la notifica del modello 4-D dovrebbe mettere in grado il cittadino di presentare un eventuale ricorso contro il trasferimento dell'iscrizione, ma è noto a tutti come la frequenza con cui questo avviene sia nella realtà vicina allo zero). 

 

Per una stima delle economie che si realizzerebbero con la sola eliminazione dei modelli di notifica, cito i dati del Comune di Bologna, dove gli elettori iscritti annualmente per acquisto della residenza sono circa 6.000 ed i cancellati dalle liste per emigrazione circa 7.000: tenuto conto che alcuni comuni chiedono ora il rimborso di oltre 5 € per ogni notifica eseguita per conto di altri, si arriva a 35.000 € annui di spesa per rimborsare i comuni che notificano i nostri modelli di cancellazione, senza contare le risorse impiegate per la notifica dell’iscrizione ai nostri nuovi iscritti e le rilevanti spese aggiuntive per le notifiche eseguite con la procedura prevista dall’art.140 C.P.C.

 

Questi dati, trasferiti su scala nazionale, portano ad una spesa per i Comuni dell’ordine di 4 milioni di €, che non viene compensata da corrispondenti entrate per le notifiche che ciascun Comune effettua per conto degli altri: si pensi alle spese di spedizione ed agli oneri connessi con la gestione amministrativa e contabile di questi movimenti, che solo apparentemente costituiscono una partita di giro.

 

Do per scontato, naturalmente, il mantenimento delle notifiche dei provvedimenti di cancellazione dalle liste elettorali per cause ostative, per irreperibilità o per perdita della cittadinanza, come pure delle notifiche delle variazioni eseguite per rettifiche di generalità in sede di revisione dinamica: questo, evidentemente, allo scopo di consentire agli interessati di proporre eventuali ricorsi.

 

Un altro punto richiede un intervento che non può non essere radicale:

da quando la presidenza della Commissione elettorale circondariale è stata affidata al Prefetto o ad un suo rappresentante, la Commissione stessa ha assunto una struttura del tutto anomala, con il presidente ed un componente appartenenti alla medesima Amministrazione e designati dallo stesso Organo; ritengo sia sufficiente ricordare, in proposito, che la C.E.Circ. opera validamente se sono presenti due membri oltre al presidente e delibera a maggioranza: può quindi avvenire che i due rappresentanti dell’Ufficio Territoriale del Governo costituiscano la maggioranza della Commissione.

 

Ma, a questo punto, perché non sopprimere la C.E.Circ., affidando le sue funzioni all’Ufficio Territoriale del Governo, che assumerebbe così pienamente un ruolo di controllo, vigilanza e coordinamento in tutte le materie di competenza dei Servizi Demografici?

 

In ogni caso, anche se non si potrà arrivare ad un suo superamento, la C.E.Circ. deve essere almeno liberata dai compiti meramente esecutivi che le sono oggi attribuiti:

è certamente opportuno che la Commissione mantenga le attuali competenze in materia di esame delle candidature per l'elezione dei Sindaci e dei Consigli comunali e circoscrizionali;

dovrebbe inoltre conservare la funzione di controllo delle operazioni compiute dall'Ufficiale elettorale e, inoltre, esaminare i ricorsi avverso i provvedimenti dell'Ufficiale elettorale in materia di iscrizioni e di cancellazioni dalle liste elettorali ed avverso la ripartizione del comune in sezioni elettorali e la determinazione dei luoghi di riunione;

anche l'ammissione al voto di coloro che ne abbiano il diritto pur non essendo iscritti nelle liste elettorali dovrebbe restare di competenza della C.E.Circ..

 

Ritengo invece assurdo che un organo come la C.E.Circ. debba provvedere all'esecuzione materiale delle variazioni sulle liste elettorali, o - come avviene per molte Commissioni - che la funzione di controllo venga intesa come un riesame (inevitabilmente superficiale) di centinaia o migliaia di fascicoli già passati al vaglio dell'Ufficiale elettorale;

penso che si avrebbero garanzie maggiori se la verifica della regolarità delle operazioni compiute dall'Ufficiale elettorale fosse accertata mediante ispezioni periodiche, anche se non va dimenticato che l'Ufficio Territoriale del Governo e il Procuratore della Repubblica ricevono già oggi una copia dei verbali e continueranno a riceverla in futuro.

 

Da ultimo, non si può ignorare il fatto che le spese per il funzionamento delle Commissioni e Sottocommissioni elettorali circondariali gravano interamente sui Comuni: si tratta di costi rilevanti, che negli ultimi anni hanno subito un incremento significativo, anche se non sempre giustificato.

 

Ora, vorrei introdurre alcune riflessioni sul processo innescato dall’istituzione della tessera elettorale:

- già in occasione delle Elezioni politiche del 2001 sono state introdotte alcune importantissime novità, prima tra le quali la possibilità di stampare al quindicesimo giorno precedente la votazione l’esemplare delle liste sezionali destinato ai seggi (ricordo che in precedenza erano stati autorizzati a ciò soltanto i comuni con il livello di informatizzazione più avanzato), con un elemento aggiuntivo sul quale richiamo l’attenzione dei colleghi: le liste destinate alla votazione possono essere compilate riordinando gli iscritti e “depurandole” dai nominativi di coloro che ne erano stati cancellati e dei giovani depennati ai sensi dell’articolo 33 del Testo Unico n. 223/1967;

- la semplificazione è evidente: gli uffici sono stati liberati dall’onere dei controlli dell’ultima ora, in precedenza assolutamente necessari, su tutte le cancellazioni eseguite e sulle annotazioni apportate sulle liste dopo la compilazione effettuata con la precedente revisione semestrale e, inoltre, il lavoro dei seggi è divenuto molto più agevole: occorre avere sempre presente il fatto che, poiché la tessera non riporta il numero progressivo di iscrizione nella lista, l’individuazione dell’elettore nella lista stessa sarebbe stato quanto mai problematico senza questa soluzione, in particolare per gli elettori aggiunti nelle diverse “code di stampa” in occasione delle revisioni successive.

 

Mi sia qui concesso di ricordare con soddisfazione ed anche con orgoglio, a questo proposito, il contributo che abbiamo dato, come operatori e come ANUSCA, al superamento di diversi punti critici che si erano evidenziati nella fase di avvio della  ”operazione tessera” e la considerazione nella quale il Ministero dell’Interno ha tenuto le nostre osservazioni e proposte.

 

Ora, uno sguardo al futuro:

la possibilità ormai acquisita di stampare l’esemplare delle liste destinate alla votazione soltanto nell’imminenza della consultazione ci porta inevitabilmente a porre alcune  domande, alle quali mi sentirei già di dare la risposta:

è veramente ancora necessaria la predisposizione, in sede di revisione semestrale, di due copie delle liste sezionali, da tenere aggiornate a mano in previsione di future consultazioni?

non si potrebbe cominciare a ragionare in termini di aggiornamento del corpo elettorale, anziché di aggiornamento delle liste elettorali?

   

Ritengo sia evidente come la mia proposta vada nel senso dell’eliminazione delle liste elettorali sezionali, che verrebbero appunto stampate soltanto in occasione di ciascuna consultazione.

 

Aggiungo rapidamente un’altra considerazione che credo rafforzi ulteriormente la proposta che stiamo sostenendo: la legge  27 dicembre 2001, n. 459, prevede che i cittadini residenti all’estero possano esercitare il diritto di opzione per il voto in Italia, anziché votare per corrispondenza, per le Elezioni politiche e per i Referendum popolari..

 

I Consolati comunicheranno ai Comuni i nominativi di coloro che hanno esercitato questo diritto; tutti gli altri residenti all’estero che non avranno presentato l’opzione saranno invece esclusi dalla possibilità di votare in Italia.

 

Le relative annotazioni sulle liste sezionali dovrebbero essere apposte entro termini ristrettissimi, con tutti i rischi connessi.

 

Se, invece, l’esemplare delle liste destinato ai seggi verrà prodotto al 15° giorno precedente la consultazione, potrà essere automaticamente compilato, come peraltro è già possibile oggi, in ordine alfabetico stretto dei soli iscritti aventi diritto di voto per quella consultazione, già depurato dei nominativi di tutti i cancellati, dei giovani depennati ai sensi dell’art. 33 del T.U. n. 223/67 e di coloro che non hanno esercitato il diritto di opzione per quella consultazione (ricordo che l’eventuale opzione deve essere rinnovata ogni volta).

 

Ritengo che i vantaggi siano innegabili e che non sussista alcuna solida ragione contraria.

 

Per una valutazione delle economie possibili, osservo che si eviterebbe così l'aggiornamento  manuale delle liste, che comporta attualmente l'apposizione di migliaia di timbri e di annotazioni (ogni copia delle liste elettorali sezionali del Comune di Bologna è costituita da circa 20.000 fogli ed in un anno devono essere eseguite su ciascuna di esse, manualmente, non meno di 30.000 variazioni, che comportano l’apposizione di 60.000 timbri).

L’eliminazione delle liste sezionali lascia aperto il problema della pubblicità delle liste stesse, ora previsto dall’articolo 51 del T.U. n. 223/67, che potrebbe però essere risolto con il mantenimento delle liste generali.

 

Gli argomenti a favore del mantenimento di liste generali permanenti, correlato all’eliminazione sia delle liste sezionali che dello schedario, sono sostanzialmente tre (non mi soffermo sull’eliminazione dello schedario cartaceo, che considero ormai un fatto acquisito nella generalità dei comuni che abbiano raggiunto un discreto livello di informatizzazione):

- le liste generali costituirebbero l'unico supporto fisico residuo contenente l'intero corpo elettorale, con possibilità quindi di ricostruirlo nell’eventualità (seppure remota) di distruzione delle memorie magnetiche;

- attraverso la pubblicazione delle liste elettorali generali, corredate dagli elenchi delle variazioni, si manterrebbe la possibilità per tutti gli elettori di esercitare un controllo sulla regolare tenuta del corpo elettorale e di presentare eventuali ricorsi;

- la verifica della regolare tenuta del corpo elettorale resterebbe inoltre possibile con il ricorso alle liste generali, anche a posteriori, da parte degli organi esterni a ciò preposti.

 

Un’annotazione va comunque fatta in merito all’accesso alle liste:

è noto come l’articolo 51 del T.U. n. 223/1967, così come è formulato, consenta a chiunque, indiscriminatamente, di “copiare, stampare e mettere in vendita le liste elettorali”, lasciando spazio all’estrazione ed all’utilizzo dei dati per scopi che nulla hanno a che fare con quelli voluti a suo tempo dal legislatore;

pur salvaguardando il diritto di accesso alle liste, per dichiarati e comprovati fini elettorali, ritengo quindi che si debba valutare la possibilità di vietarne la commercializzazione.

 

Le richieste di consultazione o di copie per fini commerciali verrebbero comunque drasticamente ridotte se le liste sia generali che sezionali non riportassero più il titolo di studio e la professione degli iscritti: si tratta di dati non aggiornati, non certificabili e che possono determinare anche rischi personali per elettori che svolgono professioni particolari;

mi sembra debole, in proposito, l’obiezione di coloro che sostengono la necessità di queste indicazioni, ai fini dell’aggiornamento degli albi degli scrutatori, dei presidenti di seggio e dei giudici popolari; è indubbio, invece, che gli stessi dati potrebbero essere molto più opportunamente ed efficacemente gestiti informaticamente "fuori linea", senza per questo doverli rendere pubblici;

accenno poi alle migliaia di variazioni che devono ora essere apportate manualmente sulle liste per aggiornare questi dati che, inoltre, occupano una riga di stampa per ciascun nominativo iscritto;

può far sorridere i non addetti ai lavori il fatto che ci si preoccupi di una riga di stampa: ebbene, per un Comune come Bologna, nel quale già da anni le liste sezionali vengono ricompilate in due soli esemplari, queste righe sono 330.000 per ogni copia e diventano quasi un milione in un anno “normale”, con una sola consultazione.

 

Infine, insisto ancora sulla proposta, già ripetutamente presentata in diverse sedi, che non venga più riportata sulle liste elettorali, sia generali che sezionali, l’indicazione del cognome del coniuge per le donne coniugate o vedove, per le ragioni più volte esposte che qui richiamo brevemente:

- questo dato, che non figura nella Tessera elettorale, è inutile ai fini del riconoscimento dell'elettrice al seggio;

- la sua indicazione sulle liste generali può comportare delicati problemi di riservatezza;

- l'aggiornamento del dato comporta un numero molto elevato di variazioni da apportare a mano sulle liste generali e sezionali;  

- il cognome del coniuge, che costituisce indubbiamente un elemento utile per il reperimento dell'elettrice all'indirizzo, ad esempio per la consegna della Tessera o per la notifica di atti, può essere utilmente e semplicemente gestito "fuori linea" per questi soli scopi, senza essere reso pubblico in modo indiscriminato attraverso le liste elettorali.

 

Sergio Santi

 

 

Bellaria,  26 settembre 2002